Brigate Rosse, il Partito Comunista e quell’infiltrato…

5

Il Partito Comunista Italiano guidato allora da Enrico Berlinguer, dopo l’assassinino del sindacalista Guido Rossa avvenuto a Genova nel gennaio del 1979 infiltrò un suo militante nelle Brigate Rosse, in accordo con il reparto antiterrorismo dei Carabinieri diretto da Carlo Alberto Dalla Chiesa e nacque così l’Operazione Olocausto 1 che permise alla Sezione anticrimine dei carabinieri di smantellare il nucleo romano delle BR. Una storia raccontata da Domenico Di Petrillo, ex comandante della struttura antiterrorismo che agiva agli ordini di Dalla Chiesa, nel libro “Il lungo assedio” (Editore Melampo). In effetti nelle relazioni del generale Dalla Chiesa con l’allora ministro dell’Interno Virginio Rognoni si fa riferimento all’attività di controllo delle Br svolta dai carabinieri attraverso gli infiltrati e il generale riprese l’argomento davanti alla Commissione Moro, mostrando un documento che non volle consegnare per ragioni di sicurezza. Il nome di battaglia dell’infiltrato era “Fontanone” e De Petrillo continua a proteggerne l’identità. “Di solito i nostri incontri avvenivano all’ora di pranzo, in trattoria…Il nostro rapporto durò pochissimi mesi, precisamente sino a quando riuscimmo a individuare un’area dell’antagonismo romano, nella zona Sud della capitale, caratterizzata dalla presenza di numerosi collettivi: le Br stavano cercando di indirizzarne l’attività e di selezionare al loro interno militanti da arruolare…La stessa tempistica del suo disimpegno era stata accuratamente calibrata proprio per confondere le idee ed evitare qualsiasi possibilità di identificazione”.