Omicidio Borsellino accelerato dalla trattativa Stato-mafia

6

Secondo la Corte d’Assise di Palermo la trattativa Stato-mafia determinò lp’accelerazione nella volontà della mafia di uccidere il giudice Borsellino. Come si legge nelle motivazioni del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, depositate dal presidente della Corte di Assise Alfredo Montalto a novanta giornai dalla pronuncia della sentenza con la condanna, fra gli altri, del generale Mori, Marcello Dell’Utri e Massimo Ciancimino “non vi è alcun elemento di prova che possa collegare il rapporto ‘Mafia e appalti’ all’improvvisa accelerazione che ebbe l’esecuzione di Borsellino. Piuttosto l’improvvisa accelerazione che ebbe l’esecuzione del dottore Borsellinofu determinata dai segnali di disponibilità al dialogo pervenuti a Salvatore Riina, attraverso Vito Ciancimino, proprio nel periodo immediatamente precedente la strage di via D’Amelio”. Secondo i giudici non c’pè dubbio che i contatti fra Mario Mori e Giuseppe De Donno con Vito Ciancimino, “unitamente al verificarsi di accadimenti(quali l’avvicendamento di quel ministro dell’Interno che si era particolarmente speso nell’azione di contrasto alle mafie, in assenza di plausibili pubbliche spiegazioni che potevano ugualmente essere percepiti come ulteriori segnali di cedimento dello Stato, ben potevano essere percepiti da Salvatore Riina già come forieri di sviluppi positivi per l’organizzazione mafiosa nella misura in cui quegli ufficiali lo avevano sollecitato ad avanzare richieste cui condizionare la cessazione della strategia di attacco frontale allo Stato”.